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Un inizio difficile

  • 29 gen 2015
  • Tempo di lettura: 6 min

Coruscant era bella di sera.

La tenue luce del sole morente dipingeva di rosso l’immensa città che ricopriva l’intero pianeta.

Qui-Gon non parlava e questo, per Mellian, era una tortura peggiore della notizia che aveva appena ascoltato.

L’angoscia che trapelava dal Jedi era palpabile tanto quanto la rabbia che la ragazza tentava di reprimere.

Chi erano loro per giudicare?

L’eletta casta dei Jedi che deteneva l’unica e indiscutibile verità?

Esseri semi-divini assolutamente infallibili?

Mellian-Xa strinse i pugni al punto da far sbiancare le nocche e le unghie che ferirono la carne non fecero altro che aumentare l’ira.

Eppure, quello che aveva davanti era un Jedi anch’esso. Come poteva essere tanto diverso dagli altri? Perché lui vedeva quello che gli altri non erano in grado di vedere?

Mel ripensò al loro incontro, quattro anni prima, quando una ragazzetta di dieci anni, esasperata dalle ingiurie di un coetaneo, volle “pensare” di incenerirlo, e lo scaraventò, senza toccarlo, direttamente in braccio all’ignaro Jedi che passava in quel momento.

L’immagine di Qui-Gon che tentava di scrollarsi di dosso il bullo dei bassifondi e l’espressione attonita sul suo volto quando scoprì la causa dell’incidente, avevano divertito molto Mellian in questi quattro anni.

Lui l’aveva fissata, allora, come la stava fissando adesso. Ma se prima era stupore, ora era rammarico.

L’aveva tradita anche lui. L’aveva lasciata lì, su Coruscant, quattro anni prima, quando aveva parlato con sua madre del potenziale della ragazza e della necessità di istruirla, e poi se ne era andato, mandato urgentemente in missione – così aveva detto lui – promettendo di trovare al più presto un Maestro per la ragazza, perché lui non poteva, non avrebbe mai più avuto allievi.

Ma erano passati quattro anni. Spesi ad aspettarlo, a fantasticare sull’antica scienza Jedi, a convincere la madre, riluttante, che era quella la sua strada.

Obi-Wan, impaziente, spostò il peso del corpo da una gamba all’altra.

Fu solo in quel momento che Mellian si ricordò dell’esistenza del ragazzo.

Era rimasto in un angolo per tutto il tempo, ascoltando attentamente il resoconto del suo Maestro.

Sì, perché Qui-Gon non era tornato solo dalla “missione urgente”!

Lui che non avrebbe mai più avuto allievi, si era portato dietro quell’essere dinoccolato, troppo smilzo per incutere timore, troppo arrogante per non sembrare immaturo, nonostante avesse due anni più della stessa Mellian.

Era lì anche lui, a godersi il trionfo, tentando di mascherare la soddisfazione per la sconfitta di quella che aveva sempre considerato come una rivale.

Mellian sapeva di essere più forte di lui, voleva essere più forte di lui, di lui e di tutti i maledetti Jedi che, ora lo sapeva, erano esattamente come sarebbe diventato lui: arroganti, saccenti e presuntuosi.

Come diavolo faceva Qui-Gon ad accettare una situazione simile?

Come poteva piegarsi al volere di simili parassiti della società?

Ma, del resto, il suo allievo se lo era scelto lui e solo un anno dopo aver abbandonato Mellian a false speranze.

Se accettava Obi-Wan Kenobi, poteva benissimo accettare anche tutti gli altri…

La ragazza fissò gli occhi di Qui-Gon, poi si volse dirigendosi risoluta verso l’uscita.

“Dove vai?”.

Si era aspettata un commento da parte di Qui-Gon, ma era stato Obi-Wan a parlare.

Esitò, poi riprese a passo lento.

“Dove mi pare.”

“Tua madre abita piuttosto lontano da qui!” disse estraendo il comlink dalla tunica “Se ti chiamo un trasporto…”

“E pensi che io abbia intenzione di tornare da lei?” esclamò Mellian voltandosi di scatto verso il ragazzo.

“Dopo che mi sono sorbita quattro anni di prediche e di tentativi di dissuasione? Dopo che ha fatto di tutto per farmi cambiare idea, per convincermi che stavo sbagliando?”

Obi-Wan fece ricadere il braccio lungo il fianco, senza riporre il comlink.

“Non so, pensavo…”

“E’ inutile che pensi!” Mellian avvampò “Tutto tempo sprecato! Qui non viene premiato chi pensa, ma solo chi dà sempre ragione ai Sommi Maestri!”

Pronunciò le ultime parole in tono sprezzante.

“Sempre pronti a fare il bello ed il cattivo tempo, tanto per far vedere chi è che comanda veramente! Tutti pieni del loro potere, come tante mummie imbacchettite che stanno sedute in cerchio a decidere le sorti della galassia!”

“Ragazza…”

Mellian si interruppe.

“Il tuo sfogo è comprensibile, ma quella che esprimi è solo ira. Non puoi pretendere di comprendere ora, le decisioni di chi ha perseguito la saggezza per un’intera vita.

Dovresti imparare a riflettere e a controllare la tua ira. E’ un sentimento che guida solo al Lato Oscuro!”

Mellian abbassò leggermente il tono di voce, che si fece ancor più acido.

“Con tutto il rispetto, Maestro Qui-Gon Jinn, io me ne frego altamente del Lato Oscuro, così come me ne frego di ciò che dovrei o non dovrei fare.

Tutti sono sempre pronti a dirmi quali sono i miei obblighi, qual è il mio posto,… nessuno ha obblighi verso di me?”

Il Jedi rimase in silenzio.

“No. Evidentemente no.” riprese Mellian.

“Tu non sei diverso dagli altri. Sei più convincente, forse, parli più semplicemente, ma per far parte di questa casta di eletti bisogna essere tutti della stessa pasta!”

Guardò brevemente Obi-Wan, poi si rivolse di nuovo verso Qui-Gon “Cosa ti era successo di così grave, quattro anni fa, tanto da decidere di non avere più allievi? E che cosa ti ha spinto ad infrangere il tuo voto per questo saputello?”

Fissò il ragazzo con aria di sfida.

“Cos’ha di tanto particolare?”

Un ombra le passò sul viso e i lineamenti si distesero in quello che poteva essere un ghigno di scherno.

“Sai quante dicerie esistono sul fatto che i Jedi siano sempre in due, Maestro e allievo?” sibilò in direzione di Qui-Gon.

“Quali favori ti concede il tuo padawan, che da me non avresti potuto trovare?”

“Zitta!” gridò Obi-Wan, con il viso paonazzo.

“Tu devi essere impazzita! Non sai neanche quello che stai dicendo!

Questo prova che il Consiglio aveva ragione. E tu vorresti essere un Cavaliere Jedi? Ma che razza di Jedi può concepire idee così folli?”

“Eh no bello mio, è qui che ti sbagli!”

Mellian fece un passo verso di lui.

“Di diventare un Jedi l’ho pensato, forse anche sperato per un po’, ma capita che anche le prove più dure servano a qualcosa… per esempio a farti aprire gli occhi…” sussurrò sempre avanzando.

“A farti capire dove sta la gente sbagliata, a farti vedere che quelli che ti hanno insegnato a chiamare eroi non sono altro che un cumulo di…”

“Adesso smettila!” gridò il ragazzo “Che non abbiano voluto te, non fa di loro ciò che pensi! Se ti senti rifiutata… beh… non hai mai considerato l’ipotesi che abbiano ragione?”

Mellian parve scossa, poi, con gli occhi di fuoco, sembrò sovrastare il ragazzo.

“Sì, l’ho considerato. Poi ho pensato a quanto sia irritante e infantile l’unico padawan che conosco e ho realizzato che è quello il tipo di allievo che cercano.”

Obi-Wan arretrò fino a trovarsi schiacciato contro la parete.

“Così mi sono detta: no, non diventerò mai così solo per far piacere a loro, non posso abbassarmi a tanto! No, non sarò mai un Jedi, nemmeno se venisse l’intero Consiglio a chiedermelo ora.”

Obi-Wan sbiancò in volto e sbarrò gli occhi senza rispondere.

Mellian incombeva su di lui, stringendo i denti e respirando lentamente mentre lo fulminava con lo sguardo.

“Ora basta Mellian. Lascialo!” tuonò tranquillo e imperioso il Maestro.

Mellian-Xa sentiva ribollire il sangue poi, all’improvviso, fu come se una mano le stringesse la mente e più lei tentava di ribellarsi, più la mano stringeva la presa.

Fino a che non ci fu un lampo blu che le esplose direttamente nella testa, scaraventandola di peso in fondo alla stanza.

Obi-Wan scivolò lungo la parete fino a sedersi a terra e il comlink gli sfuggì dalla mano cadendo con un rumore metallico.

Scosse la testa e si guardò intorno stordito.

Qui-Gon si avvicinò alla ragazza e le sollevò la testa.

Mellian riaprì gli occhi tentando di capire cosa fosse successo.

Guardò il Jedi che la sosteneva poi spostò lo sguardo sull’attonito Obi-Wan Kenobi, ancora a terra con la testa dolorante tra le mani.

“Io… io…” farfugliò “Non sono stata io…”

Si alzò di scatto spaventata, mentre Qui-Gon cercava di trattenerla.

“Non volevo…” guardò Obi-Wan con le lacrime agli occhi.

“Non… non…”

D’un tratto si divincolò dalla presa e uscì di corsa dalla stanza.

Obi-Wan si rialzò, dolorante.

“Non posso permettere che se ne vada in giro da sola” sussurrò Qui-Gon.

“Come non posso permettere che covi tutto questo rancore!

Il Consiglio sbaglia. E’ un pericolo per sé stessa e per gli altri.

Non posso lasciarla andare…”

Obi-Wan fissò il suo Maestro, sebbene sapesse che non stava parlando con lui.

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